martedì 24 luglio 2012

Chi va e chi viene


Un oggetto è un oggetto.

E il punto dovrebbe già bastare, ma a volte no.
 A volte un oggetto entra a far parte della nostra vita, dei nostri sogni, alcuni diventano addirittura un'ambizione.
Questa sella era un po' così, sembrava un oggetto riposto in un angolo a fare la polvere, nulla più che un po' di cuoio cucito insieme da qualche artigiano nel tempo che fu, quando si costruivano le selle per macinare i chilometri e gli anni alla stessa indifferente maniera e poi accantonata quando l'equitazione si è evoluta ed è stata eletta a puro sport.
Selle così pesanti non si usano, c'è chi si indigna persino a immaginare di appoggiare sulla schiena del suo cavallo un simile oggetto, grossa, invadente, difficile da sollevare, per me che ho un arabo direi che è grande più o meno come tutto il suo busto.
Questo era prima che una cliente si innamorasse di quello strumento pigramente appoggiato sui suoi infiniti quartieri a riposare, opaco nell'età finché la fantasia della donna non l'ha fatto diventare una divertente seduta per il salotto, con una storia da raccontare.
Ecco che da sella da lavoro entra in un sogno.

Così la cliente mi guarda e mi chiede di preparargliela per il pomeriggio, io prendo il nostro grasso e inizo a passarlo sulle sue venature, lungo gli staffili, inseguendo ogni angolo di cuoio.
Nessuna sella nuova può esprimere la forza di questa compagna di lavoro, capace di suscitare amore e rispetto anche in chi non segue l'equitazione, chi non sa cosa sia vedere il mondo dalla groppa di un animale che sceglie ogni giorno di vivere accanto all'uomo, docile e gentile, pure con una sua personalità impossibile da soffocare.
Ora il nostro camino ha un angolo vuoto che aspetta un nuovo sogno che abbia bisogno di un po' di riposo prima che qualcun'altro lo cerchi e lo faccia entrare nella sua vita per poter immaginare nuovi giorni.

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